Frosinone batte il Como, Alvini: «La nostra forza è l’identità»

Frosinone – Non soltanto una vittoria prestigiosa, ma la conferma di un percorso. Il Frosinone supera 2-0 il Como e Massimiliano Alvini sceglie di non fermarsi al risultato. Nelle parole del tecnico giallazzurro c’è soprattutto la soddisfazione per aver visto una squadra capace di affrontare un avversario forte senza rinunciare alla propria identità.

Una partita preparata accettando anche dei rischi. Il Como possiede qualità tecniche e capacità di uscire dalla pressione, ma il Frosinone ha deciso comunque di aggredirlo e di giocarsela anche a campo aperto.

Una scelta coraggiosa che alla fine ha pagato.

«Non avevo dubbi che fosse stata una partita di alto livello, bella da vedere e godere», ha spiegato Alvini nel post gara. Il tecnico ha sottolineato anche il valore dell’avversario e la soddisfazione per lo spettacolo offerto al pubblico: «È stata una gara di spessore contro un avversario forte».

Il 2-0 assume ancora maggiore valore considerando il momento attraversato dal Como, protagonista di un eccellente avvio tra campionato e Champions League. Il Frosinone è riuscito però a portare la partita sul terreno che aveva preparato, scegliendo di non aspettare passivamente la squadra di Fabregas.

Alvini ha spiegato chiaramente il ragionamento tattico.

Contro il Como le possibilità erano sostanzialmente due: abbassarsi, proteggere maggiormente gli spazi e accettare i duelli vicino alla propria area oppure provare ad andare a prendere gli avversari più avanti, assumendosi il rischio di lasciare campo alle spalle della pressione.

Il Frosinone ha scelto la seconda strada.

«Se vuoi prendere il Como alto rischi di andare a campo aperto, se difendi basso devi andare in duello basso», ha spiegato l’allenatore.

Una strategia che racconta anche la personalità della squadra. Il Frosinone non ha modificato completamente la propria natura per paura dell’avversario, ma ha adattato i propri principi alle caratteristiche della partita.

Per Alvini è proprio questa la differenza tra identità e rigidità tattica.

Una squadra può avere principi riconoscibili e allo stesso tempo modificare la strategia a seconda dell’avversario. Contro il Como significava soprattutto capire dove e quando portare pressione, evitando di concedere alla formazione di Fabregas la possibilità di gestire liberamente il possesso.

Non tutto, naturalmente, è stato perfetto.

Lo stesso allenatore ha individuato il momento nel quale il Frosinone ha sofferto maggiormente. Prima del secondo gol i giallazzurri si sono abbassati e hanno perso parte della pressione esercitata nella fase precedente.

«Prima del 2-0 abbiamo sofferto difendendo bassi con poca pressione», ha ammesso Alvini.

Una lettura importante perché conferma quanto fosse precisa l’idea preparata per la gara. Quando il Frosinone è riuscito a mantenere aggressività e pressione ha limitato il Como; quando invece si è abbassato eccessivamente, gli avversari hanno trovato maggiore possibilità di giocare.

Alla fine, però, la scelta è stata premiata dal risultato: 2-0 e tre punti prima della sosta.

Ma per Alvini il successo non nasce soltanto dalla preparazione di questa partita.

Il tecnico rivendica un lavoro molto più lungo e respinge l’idea che il vero Frosinone sia comparso improvvisamente nelle ultime settimane.

«Io penso che il Frosinone si stia vedendo dal primo luglio dell’anno scorso, sono 48 gare che ha un’identità precisa», ha sottolineato.

Quarantotto partite diventano quindi il vero riferimento dell’allenatore. Non una singola vittoria, per quanto importante, ma un percorso attraverso il quale la squadra ha costruito progressivamente riconoscibilità e consapevolezza.

È questo probabilmente il messaggio più importante lasciato dal tecnico dopo il successo sul Como.

Alvini sa che una stagione non si misura attraverso una singola giornata. Per questo anche la soddisfazione personale rimane contenuta. Il tecnico ha ricordato il rapporto con proprietà e società e ha espresso particolare soddisfazione per aver ottenuto la vittoria davanti alla proprietà americana.

La sosta, inoltre, creerà una situazione particolare. Diversi giocatori lasceranno temporaneamente il gruppo per rispondere alle convocazioni delle rispettive nazionali.

«Non sono abituato a perdere 14-15 calciatori», ha spiegato Alvini, già proiettato verso l’organizzazione del lavoro delle prossime settimane.

È forse proprio questo atteggiamento a raccontare meglio il momento del Frosinone.

Il 2-0 contro il Como può essere festeggiato, ma senza trasformarlo in un traguardo. Il campionato è lungo e la vera sfida sarà mantenere la stessa identità quando arriveranno difficoltà, infortuni e momenti meno brillanti.

Alvini sintetizza tutto attraverso una metafora ciclistica: «La tappa individuale la vinci, ma quel che conta è il giro».

Il Frosinone ha vinto una tappa importante. Ha battuto una squadra in grande crescita come quella di Fabregas e lo ha fatto scegliendo di affrontarla senza paura, anche a costo di concedere qualcosa.

Il 2-0 resta sul tabellone, ma per Alvini vale soprattutto ciò che c’è dietro: una squadra che dopo 48 partite sa ormai riconoscersi.

E in un calcio nel quale spesso si cambia tutto dopo una sconfitta o ci si esalta dopo una vittoria, il Frosinone prova invece a seguire una strada diversa: continuare a costruire, partita dopo partita, senza perdere la propria identità.

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