Roma – se non avete visto il primo tempo di Italia-Belgio, probabilmente è meglio non recuperarlo. Quarantacinque minuti deprimenti per gli azzurri, incapaci di dare ritmo alla partita, di costruire gioco e soprattutto di mostrare quella personalità che ci si aspettava dalla prima Nazionale del nuovo corso di Roberto Mancini.
Il Belgio vince 2-0 all’Olimpico e alla fine arrivano i fischi dei circa 45mila spettatori presenti sugli spalti. Fischi che sono sembrati soprattutto di delusione e frustrazione, più che di rabbia. Il pubblico sapeva che sarebbe stato difficile vedere immediatamente una Nazionale perfetta, considerando i pochissimi giorni di lavoro a disposizione del commissario tecnico e un gruppo profondamente rinnovato. Ma era comunque lecito aspettarsi qualcosa in più.
Il problema principale è che le delusioni maggiori non sono arrivate dai giovani chiamati per iniziare la ricostruzione, ma proprio dagli uomini che dovrebbero rappresentare le fondamenta della nuova Italia.
Di Lorenzo, Barella e Tonali sono chiamati a essere i pilastri di questa Nazionale, i giocatori dai quali ripartire e soprattutto quelli capaci di accompagnare i ragazzi più giovani. Contro il Belgio, invece, sono stati tra quelli maggiormente in difficoltà.
È inevitabile che un giovane possa sbagliare. Lo dimostra Romano, il centrocampista del Cagliari strappato alla Svizzera e lanciato praticamente subito nella nuova avventura azzurra. L’emozione e l’inesperienza possono pesare e proprio da un suo errore nasce l’azione che porta al primo gol del Belgio.
Ma sarebbe troppo semplice scaricare le responsabilità su un ragazzo alla sua prima vera esperienza con la Nazionale.
Il problema dell’Italia è stato collettivo.
Nel primo tempo il Belgio ha trovato spazi con troppa facilità, mentre gli azzurri hanno faticato sia nella costruzione sia nella gestione del pallone. Ogni volta che gli avversari acceleravano arrivava la sensazione che potessero creare qualcosa di pericoloso.
Soltanto un grande Donnarumma ha impedito che la partita fosse praticamente chiusa già prima dell’intervallo. Il portiere azzurro è stato decisivo in diverse occasioni e ha tenuto artificialmente in vita una squadra che nei primi 45 minuti non riusciva quasi mai a reagire.
Ed è forse questo l’aspetto più preoccupante della serata: non tanto essere andati sotto nel risultato, quanto l’incapacità di cambiare immediatamente ritmo dopo lo svantaggio.
Nella ripresa, finalmente, si vede qualcosa di diverso.
L’Italia alza il baricentro, aumenta l’aggressività e prova a giocare maggiormente nella metà campo avversaria. Kean riesce a rendersi pericoloso e anche Pio Esposito comincia a entrare maggiormente nella partita.
Per alcuni minuti sembra quasi possibile rimettere tutto in discussione.
Gli azzurri aumentano la pressione e il Belgio non riesce più ad avere la stessa facilità mostrata nel primo tempo. È il momento migliore della squadra di Mancini e proprio Pio Esposito sembra finalmente trovare maggiore continuità.
Per questo lascia qualche interrogativo la decisione di sostituirlo proprio quando stava crescendo.
L’Italia prova comunque a continuare la propria pressione, ma proprio nel momento migliore arriva l’episodio che chiude definitivamente la partita.
Un errore di Barella apre il campo al contropiede del Belgio. Gli ospiti sfruttano ancora una volta gli spazi e trovano il gol del 2-0.
È una rete pesantissima, perché arriva quando gli azzurri stavano finalmente provando a costruire qualcosa.
Da quel momento diventa tutto più difficile. L’Italia continua a spingere, ma perde lucidità. C’è volontà, c’è anche una certa generosità, ma manca la qualità necessaria per riaprire la partita.
Alla fine resta lo 0-2 e soprattutto resta una prestazione che apre immediatamente diversi interrogativi.
Naturalmente Mancini ha molte attenuanti. Ha avuto pochissimo tempo per lavorare e sta cercando di costruire un gruppo nuovo. Sarebbe ingeneroso pretendere immediatamente automatismi, gioco e identità.
Ma proprio perché questa Nazionale vuole ripartire dai giovani diventa indispensabile che gli uomini di maggiore esperienza facciano la differenza.
Romano può sbagliare. Un ragazzo alla prima apparizione può sentire il peso della maglia azzurra e può commettere un errore. Sono proprio giocatori come Di Lorenzo, Barella e Tonali che devono aiutarlo, trascinarlo e assumersi le responsabilità nei momenti difficili.
Contro il Belgio è accaduto troppo poco.
Tra le poche indicazioni positive resta Donnarumma, senza il quale il passivo avrebbe potuto assumere dimensioni decisamente più pesanti. Buoni segnali anche da Calafiori e Kean, tra quelli che hanno provato maggiormente a scuotere la squadra.
Ma per il resto Mancini avrà molto da fare.
Il risultato, paradossalmente, potrebbe essere persino il problema minore. Una partita si può perdere, soprattutto quando si sta costruendo una squadra nuova. Ciò che preoccupa maggiormente è l’atteggiamento mostrato per buona parte della gara e soprattutto quel primo tempo nel quale l’Italia è sembrata quasi incapace di reagire.
Alla fine l’Olimpico ha fischiato.
Non sono sembrati i fischi di un pubblico che vuole già bocciare Mancini e il nuovo progetto. Sono sembrati piuttosto quelli di chi è stanco di aspettare e vorrebbe finalmente tornare a riconoscersi nella propria Nazionale.
La nuova Italia è appena nata e avrà bisogno di tempo. Ma l’esordio contro il Belgio ha già consegnato una certezza: il lavoro da fare è ancora tantissimo.












