NAPOLI – Massimiliano Allegri si arrabbia. Il pareggio per 1-1 di Firenze non gli è andato giù e, secondo la ricostruzione di Repubblica, il tecnico avrebbe manifestato tutta la propria insoddisfazione prima davanti alle telecamere e successivamente nello spogliatoio. Il Napoli, nelle sue parole, avrebbe dovuto essere “molto arrabbiato” per aver lasciato per strada due punti.
Un concetto comprensibile. Una squadra con determinate ambizioni non può accontentarsi di un pareggio e deve vivere risultati del genere con amarezza.
Ma proprio qui nasce una domanda inevitabile: Allegri, di cosa ti arrabbi?
Perché questa squadra non è arrivata improvvisamente nelle sue mani. La rosa è stata costruita durante l’estate con il suo avallo e oggi presenta caratteristiche che erano ampiamente leggibili già prima dell’inizio della stagione.
Basta guardare l’età di una parte importante dell’ossatura del Napoli. De Bruyne ha 35 anni, Spinazzola 33, Politano 33, Di Lorenzo 33, Rrahmani 32, Lobotka 31 e Anguissa 30. Olivera ne ha 29.
Non significa che un calciatore sopra i trent’anni non possa essere determinante. Sarebbe una conclusione troppo semplice. Significa però che quando una parte consistente dei giocatori chiamati a sostenere il peso della squadra si trova in questa fascia d’età diventa necessario costruire intorno a loro alternative, freschezza atletica e soprattutto possibilità di rotazione.
Il problema, infatti, non riguarda necessariamente la qualità individuale.
A Firenze alcuni giocatori hanno disputato anche una buona partita. Politano è tra questi. Ma esiste una differenza importante tra giocare bene e riuscire a cambiare una partita attraverso accelerazioni, dribbling e imprevedibilità.
Un esterno offensivo moderno deve possibilmente garantire anche cambio di passo, capacità di saltare l’uomo e possibilità di creare superiorità numerica. Quando queste caratteristiche vengono meno o possono essere espresse soltanto a tratti, tutta la manovra rischia di diventare più prevedibile.
Ed è qui che entra in gioco un’altra questione: la panchina.
Favasuli è stato utilizzato soltanto negli ultimi venti minuti, Vergara non è entrato, mentre De Bruyne è rimasto in campo per tutti i 90 minuti.
Le scelte raccontano inevitabilmente qualcosa.
Se un calciatore di 35 anni continua a essere considerato indispensabile anche quando sarebbe necessario aumentare intensità e velocità, significa che evidentemente l’allenatore non ritiene di avere alternative capaci di offrirgli maggiori garanzie.
Ed è proprio questa la contraddizione.
Se durante l’estate Allegri ha considerato questa rosa sufficientemente forte e completa per affrontare la stagione, perché sorprendersi adesso davanti alle sue difficoltà?
Non si può pretendere che un trentacinquenne abbia sistematicamente l’esplosività di un ventenne. Così come diventa complicato chiedere pressing alto, ripartenze continue e grande intensità a una formazione nella quale diversi elementi fondamentali devono necessariamente essere gestiti nell’arco della stagione.
Sono caratteristiche che un uomo di campo conosce perfettamente.
Il Napoli adesso può certamente recuperare uomini importanti. Può aspettare il ritorno di McTominay, sperare che Neres ritrovi rapidamente la migliore condizione e che Anguissa riesca ad avere maggiore continuità. Può augurarsi che Spinazzola possa garantire una presenza costante.
Ma proprio questa continua attesa rappresenta il punto centrale della questione.
Una squadra che vuole competere ad alto livello non può vivere soltanto aspettando che tutti i tasselli vadano contemporaneamente al proprio posto. Servono certezze, alternative e giocatori capaci di permettere all’allenatore di cambiare realmente una partita dalla panchina.
Allegri ha certamente il diritto di pretendere di più dai suoi calciatori. Anzi, è uno dei compiti principali di un allenatore.
Ma esiste anche una responsabilità tecnica nella costruzione e nella valutazione della rosa.
Se il Napoli aveva bisogno di maggiore freschezza, velocità e profondità, sarebbe stato necessario evidenziarlo prima. Se mancavano alternative considerate realmente affidabili, bisognava chiederle durante il mercato.
Ora arriva la parte più difficile.
Allegri dovrà trovare le soluzioni utilizzando proprio gli uomini sui quali ha deciso di puntare. Dovrà capire quando affidarsi all’esperienza e quando invece avere il coraggio di consegnare minuti e responsabilità ai più giovani. Perché continuare a scegliere sempre gli stessi uomini e contemporaneamente lamentarsi della mancanza di intensità rischia di diventare una contraddizione difficile da sostenere.
La rabbia dopo Firenze può servire, se diventa una reazione.
Ma non può cancellare ciò che era evidente già durante l’estate: questo Napoli ha tanta esperienza, ma proprio per questo aveva bisogno anche di gambe, alternative e nuova energia.
E allora la domanda resta.
Allegri, di cosa ti arrabbi?
