Nel calcio basta una decisione per cambiare una carriera. Poi servono il momento giusto, un allenatore disposto a credere in te e soprattutto la capacità di sfruttare l’occasione quando arriva. Antonio Vergara, a 23 anni, è probabilmente uno degli esempi più belli del nuovo corso del calcio italiano.
Poco più di un anno fa il suo orizzonte sembrava essere ancora la Serie B. Era rientrato al Napoli dopo il prestito e tutto lasciava pensare a una nuova partenza. Un’altra stagione lontano dagli azzurri per trovare spazio e continuità.
Poi arriva la preparazione estiva con il Napoli e qualcosa cambia.
Antonio Conte lo osserva, lo valuta e decide di tenerlo. Una scelta che, vista oggi, assume un peso enorme nella carriera del centrocampista.
Vergara, però, inizialmente parte praticamente dal fondo delle gerarchie. Davanti ha calciatori più esperti e abituati alla Serie A e al calcio internazionale. Lo spazio sembra poco.
Poi interviene quella componente imprevedibile che spesso determina le carriere dei calciatori.
Il Napoli deve fare i conti con diversi infortuni a centrocampo. Le rotazioni si riducono e arriva anche il momento di Vergara. L’occasione che sembrava lontanissima diventa improvvisamente concreta.
E lui non la lascia scappare.
Comincia a giocare in Serie A e trova anche il gol. Poi arriva un altro salto: la Champions League. Anche sul palcoscenico europeo Vergara riesce a segnare, continuando una crescita che soltanto pochi mesi prima sarebbe stata difficile persino immaginare.
Ma mancava ancora qualcosa.
La Nazionale.
E venerdì, contro la Francia, è arrivato anche quel momento.
A 23 anni Antonio Vergara ha indossato per la prima volta la maglia della Nazionale maggiore, completando un percorso sorprendente soprattutto per un particolare: non aveva mai giocato con l’Under 21 e aveva raccolto pochissime presenze nell’Under 19.
Fino a poco tempo fa, insomma, Vergara era praticamente fuori dai radar dell’Italia.
Poi è cambiato tutto.
Contro la Francia è entrato senza mostrare timore. Una partita complicata, un avversario di livello mondiale e lo Stade de France come scenario del debutto avrebbero potuto condizionare qualsiasi giovane alla prima esperienza in azzurro.
Vergara, invece, ha provato a giocare il suo calcio.
Ha corso, combattuto e cercato di sfruttare ogni pallone. Nel finale ha anche costruito una delle situazioni più interessanti della sua partita, servendo un pallone di grande qualità a Kean, che per pochissimo non si è trasformato nel primo assist del centrocampista con la Nazionale.
Un episodio, ma anche un segnale della personalità con cui ha affrontato il debutto.
La storia di Vergara racconta soprattutto quanto velocemente possano cambiare le prospettive nel calcio.
Un anno fa la Serie B. Poi il ritorno a Napoli, la decisione di Conte di trattenerlo, gli infortuni dei compagni, la prima occasione, la Serie A, il gol, la Champions League e infine la Nazionale.
Una scalata rapidissima, costruita però senza saltare il passaggio fondamentale: quando gli è stata concessa un’opportunità, Vergara l’ha sfruttata.
Adesso arriva forse la parte più difficile. Trasformare una storia sorprendente in una carriera importante. Confermarsi nel Napoli, continuare a crescere e dimostrare di poter restare stabilmente anche nel gruppo azzurro.
Perché ormai Vergara non è più soltanto il ragazzo che aspettava un’occasione.
È un calciatore del Napoli che ha segnato in Serie A e in Champions ed è arrivato fino alla Nazionale maggiore.
Antonio Vergara, non svegliarti. Anzi, non ce n’è bisogno: questa volta non è un sogno. È tutto vero.
